Il referendum sulla giustizia come spartiacque politico
Il referendum promosso dall’attuale maggioranza viene difeso come una riforma necessaria per rendere più efficiente il sistema giudiziario.
I critici, però, vedono altro: un riequilibrio dei poteri che riduce le garanzie e aumenta la discrezionalità politica.
Non è un caso che:
- il tema venga spinto con urgenza
- il dissenso venga liquidato come “difesa dello status quo”
- le critiche vengano derubricate a ideologiche
Quando il confronto si semplifica troppo, qualcuno sta cercando di chiuderlo in fretta.
Un clima politico sempre più nervoso
Il contesto non aiuta:
- tensioni interne alla maggioranza
- sondaggi non più così stabili
- crescita dell’astensione
- sfiducia diffusa verso le istituzioni
In questo scenario, il referendum diventa uno strumento politico, non solo giuridico.
Un modo per dire: dateci mano libera e poi vedrete.
Ma è proprio quando il consenso vacilla che il controllo diventa indispensabile, non un fastidio.
Il vero nodo: fiducia o obbedienza?
La politica italiana chiede fiducia.
Ma la fiducia non si pretende: si costruisce.
E oggi molti cittadini non vedono:
- autocritica
- responsabilità
- limiti al potere
Vedono invece l’ennesima richiesta di delega in bianco.
Perché sempre più cittadini dicono NO
Dire NO non significa difendere tutto com’è.
Significa dire che:
- le riforme si fanno con i cittadini, non contro
- il controllo non è un intralcio, ma una garanzia
- la democrazia vive di equilibri, non di scorciatoie
Ed è qui che nasce una posizione politica chiara, trasversale, difficilmente etichettabile ma sempre più diffusa.
La posta in gioco è più grande del referendum
Non è solo una questione di giustizia.
È una questione di rapporto tra politica e popolo.
Ogni volta che chi governa chiede meno controlli, la domanda da porsi è semplice:
👉 a beneficio di chi?
avantinsieme.it
Opinione. Scelta. Responsabilità.
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