Sicilia e Calabria: scandali, indagati e un voto che non cambia. Perché succede davvero !

Sicilia e Calabria sembrano vivere in un eterno déjà-vu politico. Scandali che si susseguono, inchieste giudiziarie, amministratori indagati o rinviati a giudizio, eppure – elezione dopo elezione – i nomi restano sempre gli stessi. Cambiano i simboli, cambiano le alleanze, ma il meccanismo del consenso rimane sorprendentemente stabile.

La domanda che molti cittadini si pongono è semplice quanto scomoda: perché, nonostante tutto, si votano sempre le stesse persone?

Un sistema più forte degli scandali

Il primo elemento comune tra Sicilia e Calabria è che lo scandalo non è più un’eccezione, ma è diventato parte del paesaggio politico. L’indagine giudiziaria non produce più shock, indignazione o cambiamento, ma viene percepita come un passaggio quasi fisiologico.

In molti territori, l’essere indagati non è vissuto come una colpa politica, ma come una persecuzione, un incidente di percorso o addirittura una medaglia da esibire contro “Roma” o contro lo Stato centrale.

Il voto come scambio, non come scelta

Un altro fattore decisivo è la trasformazione del voto. In vaste aree della Sicilia e della Calabria, il voto non è più percepito come uno strumento di indirizzo politico, ma come una moneta di scambio.

Posti di lavoro, favori, segnalazioni, sanità, burocrazia accelerata: il consenso si costruisce sulla dipendenza, non sulla visione. In contesti dove lo Stato è debole e i servizi funzionano male, il politico “che risolve i problemi” diventa più importante del politico onesto o competente.

La sfiducia come alleata del potere

Paradossalmente, la rabbia e la sfiducia verso la politica non producono cambiamento, ma rafforzano chi governa da sempre. L’astensionismo cresce, mentre a votare restano soprattutto:

  • reti organizzate,
  • clientele consolidate,
  • gruppi di interesse ben definiti.

Chi si astiene lascia campo libero a chi ha già una macchina del consenso rodata. Così, il sistema si autoalimenta.

L’assenza di alternative credibili

Sicilia e Calabria condividono anche un altro problema strutturale: la debolezza delle alternative politiche. I movimenti di rottura spesso nascono senza radicamento, durano una stagione e si dissolvono. I partiti tradizionali, invece, cambiano pelle ma mantengono uomini e metodi.

Senza classi dirigenti nuove, competenti e riconoscibili, il cittadino finisce per scegliere il “meno peggio” o il “già conosciuto”.

La normalizzazione dell’anomalia

Forse l’aspetto più grave è la normalizzazione dell’anomalia. In Sicilia e Calabria ciò che altrove farebbe cadere un governo o azzerare una classe dirigente, qui viene assorbito, metabolizzato, dimenticato.

Il problema non è solo chi viene indagato, ma un contesto che non chiede più conto, che non pretende trasparenza, che non punisce politicamente l’inadeguatezza.

Da cosa dipende davvero

Il voto che non cambia non dipende dall’ignoranza dei cittadini, ma da:

  • fragilità economica e sociale,
  • assenza di Stato e servizi,
  • reti di potere radicate,
  • rassegnazione trasformata in sopravvivenza.

Cambiare questo meccanismo richiede tempo, cultura politica, presenza sui territori e una nuova idea di Stato che torni a essere credibile.

Avantinsieme.it è convinta che rompere questo schema sia possibile, ma solo smettendo di raccontare favole e iniziando a dire la verità: il problema non è solo chi viene eletto, ma il sistema che rende inevitabile la sua rielezione.

Finché questo sistema resterà intatto, Sicilia e Calabria continueranno a votare il passato anche quando dichiarano di volerlo superare.

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